Il regista Antonio Oreña-Barlin intervistato da “Lost At E Minor”

In un’intervista per la testata online Lost At E Minor, il regista di Drawcard, Antonio Oreña-Barlin, sottolinea alcuni aspetti importanti dell’essere filmmaker, in particolare di cortometraggi.

“A mio parere, i cortometraggi, più che un’industria, di per sé sono una palestra di allenamento e una via per testare idee azzardate. Sono un gran modo per imparare e possono essere anche un trampolino di lancio verso il mondo del lavoro retribuito, che sia quello degli spot pubblicitari, dei lungometraggi o delle produzioni televisive.”

Il suo ragionamento prosegue illustrando meglio il contesto nel quale, al giorno d’oggi, vengono girati e distribuiti i cortometraggi, sottolineandone pregi e criticità.

“Non si è mai vista prima d’ora una produzione di cortometraggi così prolifica, né prima d’ora ci sono mai state così tante piattaforme sulle quali vederli; questo però va di pari passo col fatto che non c’è mai stato così tanto rumore di fondo: oggi diventa sempre più difficile farsi notare.”

Ma questo non deve far demordere, anzi; più persone attive ci sono in giro e più è facile mettere assieme la propria troupe. Molti sono propensi a pensarsi come talenti fuori dall’ordinario che possono fare, tutto e meglio, da soli, invece, la realtà dei fatti è che i film, anche solo semplici cortometraggi, nascono necessariamente dalla collaborazione. E l’essere giovani non è un difetto.

“Ci sono tantissimi nuovi registi e sono sempre più giovani. In più, ora, fare riprese è diventato più accessibile grazie al basso costo delle macchine fotografiche (si possono girare film addirittura col proprio telefonino) e dei software di post-produzione. Insomma non ci sono davvero più scuse per non fare un film se si ha l’urgenza di farlo.
Il basso costo rende possibile realizzare idee originali senza dover necessariamente aspettare il ‘permesso’ di qualcuno che le finanzi. Inoltre fare film è un linguaggio che richiede esperienza e ci possono volere molti anni per trovare la propria ‘voce’, quindi si inizia e meglio è.”

L’importante, continua Antonio Oreña-Barlin è non compromettersi… fino a quando non si è obbligati a farlo. Chi non lavora sodo e non ci prova fino in fondo, con onestà e rigore intellettuale, otterrà solamente un’opera che sarà troppo imbarazzante per essere mostrata. Inoltre bisogna fare film per le giuste ragioni, non per ottenere fama. Serve perseveranza, mentre non serve a nulla lamentarsi.

“A molte persone piace sedersi sugli allori e piagnucolare sulle opportunità che non hanno avuto dalla vita invece di chiedere a se stesse che cosa hanno fatto davvero per raggiungere il loro obiettivo.”

[L’intervista completa in inglese è disponibile qui]

12/07/2016